martedì 25 marzo 2014

Donne diverse. Madri uguali.

Ragazza libanese che ieri eri con noi e col cuore eri in un laboratorio di analisi, che aspettavi una conferma che non è arrivata, che hai cambiato volto in un istante, al telefono.

Ragazza libanese che forse alle prime due lineette ti eri emozionata, alle seconde avevi pianto, alle terze avevi osato immaginare una data e alle quarte avevi dato un nome.

Ragazza libanese che preghi un dio diverso dal mio, che copri i tuoi capelli e non stringi la mano di uomini estranei alla tua famiglia, che mangi cose diverse, parli una lingua diversa, hai gusti diversi e ti emozioni in modo diverso.

Ragazza libanese ieri quel tuo piccolo cuore ferito l'ho visto: ce lo hai donato con dignità e sincerità.

E io avrei voluto assicurarti che c'era un errore e il bambino che avevi già sognato era dentro di te, a dispetto di tutte le analisi negative del mondo.

Ragazza libanese avrei voluto avere un lessico che mi permettesse di dirti che quel bambino arriverà e sarà bellissimo, che è giusto stare male e piangere, che è normale sentirti come ti sentivi tu ieri, e invece sono riuscita solo a dirti "ca va aller" e abbracciarti.
Perché le braccia che volevi erano quelli di uomo ma quelle di cui avevi bisogno erano braccia di donna.

Ragazza libanese domani ti rialzerai, ieri è andata così.  Ira bien, tu sais.

Ragazza libanese, forse non ci vedremo più, ma a dispetto di tutte le diversità che ci separano, tu oggi sei stata una sorella in tutti i dolori, le speranze, le delusioni, le preoccupazioni e le gioie che accomunano chi sceglie di diventare madre.

Ragazza libanese preghiamo un dio diverso, con parole diverse, con tempi diversi, ma dalla prima volta che la seconda linea si è colorata, preghiamo, come tutte le madri del mondo, per la stessa cosa.

Ragazza libanese, io prego un dio diverso dal tuo, ma ieri sera l'ho pregato anche per te.

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