venerdì 26 maggio 2017

Vaccini e riflessioni





Come la penso sui vaccini è cosa nota: la salvaguardia della comunità viene prima di ogni libertà del singolo che possa metterla a rischio.
Ammetto, senza problemi, di non essermi mai posta tanti dubbi sui benefici dei vaccini: il semplice vaccino anti influenzale (tra le altre millemila medicine che prendeva) ha permesso a mio padre, la cui situazione era ben più che compromessa a livello circolatorio e cardiaco già nel lontano 1998, di vedermi laureata, di potermi accompagnare a mettere una firma importante, di conoscere e amare i suoi nipoti.

Poi sono andata a vivere in Africa, dove i vaccini hanno avuto un ruolo fondamentale per la mia sicurezza e per quella di tutta la Tana e dove i vaccini hanno ancora il ruolo, che tocchi veramente con mano, di salvare tante vite.
L’esperienza africana mi ha fatto interrogare, fin dai primissimi tempi, su quanto noi occidentali diamo per scontata  una prevenzione delle malattie e una sicurezza data da un’immunità di gruppo che permette(va, a conti fatti) di poter fare dei distinguo e scelte diverse.
Oggi, nel nostro civilissimo Paese, la situazione è ben diversa.

La libertà di scelta ha portato a risultati critici, che hanno indotto un’azione di forza limitativa del libero arbitrio per questioni di sanità pubblica.
Da vaccinista quale sono, ora sono contenta?
, perché ravviso in tutto questo una volontà di tutelare chi non può tutelarsi (immunodepressi, bambini non ancora vaccinati, malati, persone che nonostante il vaccino non hanno sviluppato gli anticorpi).
No, perché se si è arrivati a tutto questo vuol dire che qualcosa non ha funzionato e la limitazione di una libertà di scelta è qualcosa che storicamente e filosoficamente mi turba non poco: abbiamo veramente gestito così male il libero arbitrio da portare il nostro Stato a togliercelo? Non è una perdita che abbiamo inflitto a noi stessi?

La tentazione fortissima, in cui sono caduta anche io, è quella di bollare chi ha scelto di non vaccinare come “idiota”. E ce ne sono, eh, come per ogni convinzione: del resto c’è anche chi è disposto a credere ancora che la Terra sia piatta, per dire.
Però i cosiddetti antivax non sono tutti idioti: ne conosco personalmente alcuni di cui stimo la grande intelligenza, cui voglio bene e con cui ho legami importanti e profondi.

Tutto questo mi ha portato a pormi interrogativi, a cercare di capire senza accontentarmi del banale “complottisti” o del semplice “idioti”.

La rete, questa grande piazza di paese allargata, ha avuto e ha il grande merito di creare contatti tra le persone, di mettere a disposizione di chiunque, al di là del proprio titolo di studio o delle sue conoscenze specifiche in qualunque ambito, una varietà di informazioni incredibilmente vasta.
Questo significa che in rete, o grazie alla rete, troverai sempre chi ti darà ragione della tua idea o delle tue paure, qualunque esse siano.

Una informazione così vasta e non chiara porta a mille dubbi e ad altrettante paranoie, di ogni tipo (basti pensare all’allarmismo sull’Ebola in occidente). Una volta le cose così le trovavi nella posta di Cioè, oggi le trovi in gruppi Facebook, validate da condivisioni e like e si sa che qualsiasi cosa giri sui social non sempre viene controllata prima di essere ricondivisa; viene manipolata (anche in assoluta buona fede, eh), strumentalizzata, proposta per uno scopo (dal più banale “vendere un prodotto” al più sudbolo “instillare un dubbio”).
Sono la nostra storia, la nostra sensibilità, le nostre aspettative, i nostri ideali a farci scegliere in cosa credere. È anche il nostro carattere.

Sull’argomento vaccini, per restare in tema, in rete si trova di tutto.

Una delle cose che, confrontandomi con persone che hanno scelto di non vaccinare, esce più spesso è la poca fiducia nelle istituzioni, a livello globale. L’idea che dietro ad ogni scelta che viene fatta per noi ci sia la volontà di danneggiarci, di renderci schiavi, di imbrogliarci. Non sono così ingenua e ciecamente fiduciosa da non credere che su alcuni aspetti la cosa abbia un senso, peraltro.

In questo clima di sfiducia è ovvio come messaggi complottistici possano trovare terreno fertile, a livello politico ci sono intere fazioni che ci campano per dire, e diffondano sfiducia a tutto campo.
Se teorie antivax oggi in campo medico vengono confutate a livello macroscopico e scientifico, dati alla mano, per alcuni è ovvio che i dati siano falsati, che ci sia una congiura. Basta guardare il caso di medici antivaccinisti che sono stati (giustamente) radiati dall’Ordine dei Medici: ormai sono martiri. Per quanto mi riguarda, se non segui un protocollo scientifico non sei un medico ma uno stregone e ti prendo per tale, ma non per tutti è così e più che bollarli come idioti senza cervello ci sarebbe da interrogarsi sul perché.

C’è, sempre a mio parere, sempre di più, una gran voglia di essere “contro”, di distinguersi, di non seguire la massa perché la massa è diventata quasi il male per antonomasia. Una voglia di affermarsi e dire “io mi sono informato anche da chi la pensa diversamente e ho valutato”. Il ché è giusto e sano ma pone diversi interrogativi.

Chi mi dice che quelle fonti siano sicure? Che non ci sia anche lì una manipolazione di dati, o peggio ancora la creazione di dati falsi, per perseguire uno scopo?

Lo scopo di una campagna antivaccini (ma anche di tante campagne che minano la fiducia nella scelta di massa), uno dei tanti, potrebbe essere anche quello di renderci ribelli rispetto alle istituzioni, di destabilizzare talmente tanto l’uomo da renderlo individualista e quindi più controllabile. Un po’ subdolo? Non mi stupirebbe, non mi stupisce più nulla ormai.
Chi mi dice, in pratica, che questo complottismo non sia altro che un complotto esso stesso per renderci soli e presuntuosi di cose che non sappiamo, basandosi su ignoranza (non nel senso negativo, quanto etimologico) e qualunquismo (cosa che tira tanto, altroché) per poi farci scivolare in una facile predisposizione ad un dominio senza leggi e più subdolo da individuare come tale?

Siamo veramente in grado, in assenza di studi nostri pregressi specifici, di valutare la veridicità di tesi che si schierano contro le organizzazioni sanitarie mondiali?

Si può dire: eh ma quelli che hanno istillato il dubbio sui vaccini e creato allarmismi sono medici. Ok. Ma sono tutti immunologi o specializzati in questo campo?
Io sono un architetto, ho fatto anche due o tre esami specifici (con interesse e profitto) sulla statica, la scienza e la tecnica delle costruzioni, ma non ho proseguito quella strada e non ho approfondito a livello teorico e sul campo l’argomento. Ciò mi rende perfettamente in grado, sicuramente molto più dell’uomo della strada, di capire di cosa si parli quando si parla di costruzione di un ponte, per esempio… ma ben altra cosa è essere in grado di progettarlo in modo che regga il peso di tutte le persone che ci passeranno sopra e devono poterlo fare in tutta sicurezza. Dovrei riprendere a studiare, fare gavetta, affiancarmi a persone più competenti di me, insomma (e sarebbe quantomeno etico se lo facessi prima di dare consigli, informazioni e direttive in tal senso).
Che un dentista, per esempio, ma per un medico generico per me vale lo stesso, si pronunci sui vaccini io lo trovo ridicolo: può farlo come uomo (e il suo parere varrebbe quanto il mio), di certo sa meglio di me di cosa di sta parlando, ma non è preparato in maniera specifica tanto da prendersi la responsabilità di affermare cose dandole per certe e di dare soprattutto alle sue opinioni un peso che non possono avere nelle scelte altrui.
 

Perché proprio in questo campo c’è così tanta confusione e si è pronti a bollare per malafede ogni protocollo tradizionale?

Perché, secondo me, c’è bisogno di trovare un colpevole quando capitano imprevisti e cose brutte, soprattutto ai nostri figli.
Il genitore che si trova davanti una diagnosi di autismo, in un bimbo che aveva sempre visto normale, sbrocca, come si direbbe a Roma, e ne ha tutte le ragioni. E per quanto le scoperte attuali vedano l’autismo come malattia a componente genetico, guarderà sempre con sospetto al vaccino, alla medicina, all’intero Ministero della salute, quando non alla Comunità Scientifica Internazionale. Ingiusto? Sì, ma comprensibilissimo. Se poi ci mettiamo medici (?) che, in barba alle evidenze scientifiche, gli dicono che sì, l’autismo di suo figlio è stato causato dal vaccino (perché è una risposta: non vera, non comprovata… ma una risposta che non lo vede “colpevole” di avergli portato un gene “malato”), il danno è fatto.

Trattandosi di salute, inoltre, non siamo inclini a perdonare l’errore e perdere fiducia può essere facile, me ne rendo conto perché ci sono passata anche io con i medici ivoriani la cui superficialità mi aveva portato ad una setticemia perciò cerco di non sottovalutare il fattore “storia personale” nelle scelte che ognuno fa, convinto ovviamente che siano le migliori. Spero sempre, e lo dico in assoluta sincerità, che nessuno di noi genitori abbia a pentirsi delle scelte fatte per presunzione e superficialità (cosa capitata a me, fortunatamente per una cosa non grave).

Il problema è che oggi grazie al complottismo, alle informazioni confuse, riportate, prese per vere al di là di evidenze scientifiche, le scelte sono abbastanza obbligate, e non c’è per niente da gioirne, nonostante le evidenze diano ragione ad una fazione piuttosto che all’altra.
Insomma, il navigare in questo mare oggi mi pare tutt’altro che dolce.

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